Crisi dello sguardo contemporaneo.
Quanto i nostri occhi osservano quotidianamente ciò che siamo e ciò che viviamo? All'interno di una società che moltiplica esponenzialmente le immagini attraverso i media tradizionali, la pubblicità, la televisione e i dispositivi tascabili, l'essere umano sperimenta una condizione di progressivo smarrimento.
Dalla rappresentazione all'iconoclastia digitale.
L'icona ha progressivamente perduto la sua funzione originaria di segno rappresentativo e simbolico. Nel flusso ininterrotto della comunicazione visiva odierna, essa si confonde paradossalmente con l'iconoclastia: l'eccesso di visibilità finisce per distruggere l'immagine stessa, svuotandola di senso e riducendola a mero consumo visivo.
La responsabilità etica del guardare e del fotografare.
In questo scenario complesso, chi fotografa – al pari di chi semplicemente guarda – si assume una responsabilità etica fondamentale: quella di preservare la nitidezza del reale, impedendo che vada perduto ciò che l'occhio sperimenta nel presente e che, inevitabilmente, domani si trasformerà in memoria collettiva.

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