Quando si ritrae una persona esistono, in fondo, due strade. La prima è quella della consapevolezza: fotografo e soggetto si incontrano, si riconoscono, condividono un’intenzione. Lo sguardo diventa reciproco, quasi un dialogo silenzioso in cui entrambi partecipano alla costruzione dell’immagine. In questo spazio nasce qualcosa che appartiene a tutti e due, un equilibrio fragile ma autentico. La seconda è lo scatto rubato. Qui non c’è accordo, non c’è conoscenza. C’è solo l’intuizione del fotografo, il suo istinto, il suo bisogno di fermare un frammento di realtà senza chiedere permesso. L’immagine diventa allora un atto solitario, una proiezione del proprio sguardo sul mondo. Entrambe le strade hanno una forza profonda, ma solo una contiene l’incontro. Nell’altra resta soltanto la tua parte: uno sguardo che prende, ma non restituisce.