Quanto siamo lontani, quando osserviamo il mare?

Quanto, realmente, i nostri pensieri indossano abiti logorati dal tempo, da ciò che abbiamo perduto, da tutto ciò che non abbiamo avuto il coraggio di dire?

I nostri occhi si spingono oltre, verso orizzonti privi di giudizio, là dove nessuno ci chiede di essere diversi da ciò che siamo. E forse è proprio per questo che guardiamo il mare: perché nel suo infinito riconosciamo qualcosa di noi.

Il mare esiste anche per dare un’immagine a ciò che portiamo dentro. Accoglie le nostre inquietudini, riflette le nostre distanze, custodisce silenzi che non sappiamo pronunciare.

E mentre lo osserviamo, forse non stiamo cercando un luogo lontano, ma una parte di noi che abbiamo smarrito lungo il cammino.

Perché davanti al mare non siamo mai davvero altrove.

Siamo, finalmente, di fronte a noi stessi.

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