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Viviamo in un’epoca in cui l’immagine è diventata primaria. Abbiamo finito per credere che vivere coincida con la nitidezza, con l’equilibrio dei contrasti, con la precisione della messa a fuoco. Ma spesso questa è solo una strategia dell’apparenza, un modo sottile con cui la tecnica offre alla creatività la sua parte più tossica: l’illusione del controllo. Non mettere a fuoco, invece, può diventare un gesto diverso. Significa seguire il tempo senza pretendere di arrestarlo. Lasciare che nell’immagine affiori una scia — forse la sua parte più essenziale — dove il prima e il dopo restano visibili, come un respiro che attraversa la fotografia. Perché la vita non abita davvero nel qui e ora immobilizzato dall’obiettivo, ma nel movimento che lo precede e in quello che continua dopo.